We are Bosch


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Soggetto

L’intenzione di questo progetto è quella di rendere protagonisti i collaboratori Bosch, rappresentandoli come parte integrante di un unico meccanismo in evoluzione. Dal punto di vista squisitamente tecnico, invece, si tratta di costruire un’immagine anamorfica nello spazio.
All’interno di un ambiente neutro, simil industriale e completamente vuoto, i collaboratori Bosch compiranno delle azioni, sviluppate su diversi piani prospettici. Le prime azioni, riprese da vicino, saranno collegate al mondo del lavoro nel quale sono abituati a muoversi, per poi trasformarsi, mano a mano che l’inquadratura si allarga, in gesti quotidiani, resi possibili proprio dall’affidabilità dei prodotti Bosch: un uomo che appende una mensola rossa al muro, una donna che stende un lenzuolo rosso, un uomo che chiude la portiera di un’auto, una porta rossa che si chiude.
Nelle prime scene, quindi, si vedranno dettagli molto stretti di mani, intente a compiere gesti inerenti al lavoro (mani che disegnano, che scrivono, che progettano), senza mai mostrare alcun prodotto riconoscibile. I valori rappresentati vogliono essere quelli della precisione, dell’innovazione e dell’affidabilità, valori che sono strettamente collegati alla filosofia di Bosch.
Ciascuno dei collaboratori lascia quindi un segno del proprio passaggio, mentre la telecamera lentamente si allontana e modifica il suo punto di vista, sfalsando progressivamente la prospettiva e scoprendo solo sul finale che tutti questi livelli e questi segni, apparentemente slegati l’uno dall’altro, compongono invece uno scenario comune, nel quale campeggia la scritta BOSCH. La percezione è che queste tracce rosse siano sconnesse tra di loro, slegate le une dalle altre. Invece sul finale lo scenario si sarà ulteriormente allargato e tutte le azioni si allineeranno prospetticamente fino a combaciare, in modo tale che ciascuna traccia rossa sia una componente della scritta finale.
Il senso del progetto, volendo trarre delle conclusioni, è quello di mostrare quanto Bosch sia parte integrante della nostra vita e quanto ogni piccolo gesto di ciascun collaboratore Bosch, sia sul luogo di lavoro che nella propria quotidianità, aiuti a comporre questo intero meccanismo in evoluzione.

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Curriculum

Martina Rosa, videomaker e graphic designer. Terminati tre anni di Disegno Industriale lavora un anno presso Studio Azzurro e solo grazie alle esperienze vissute all’interno di questo ambiente inizia ad approcciarsi al mondo legato alle immagini in movimento.
Durante i seguenti due anni di Specialistica in Design della Comunicazione comincia le sue personali sperimentazioni in ambito video. I successivi tre anni di pratica e lavoro come videomaker freelance le hanno permesso di avvicinarsi in maniera più consapevole all’uso di questo linguaggio. Nell’ultimo anno ha portato avanti in maniera indipendente un progetto documentaristico incentrato sul Nicaragua, avvicinandosi al mondo del documentario in ambito sociale dove le storie prendono forma con l’avanzare delle testimonianze, dei materiali raccolti e soprattutto con le connessioni instaurate con le persone.
I suoi progetti sono spesso legati alla sperimentazione e ibridazione di differenti tecniche (foto, video, grafica, found footage, 3D) con l’obiettivo di creare un mondo di narrazioni capaci di mutare ed evolversi costantemente.